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Maladaptive daydreaming, quando la fantasia diventa un ostacolo

Marisa Sala • 10 ottobre 2026
Tre teste con cineprese al posto del volto, un'allegoria del maladaptive daydreaming, dove la realtà è sostituita da mondi interiori.

Indice

Ti accorgi che una fantasia iniziata per distrarti ti porta via mezz’ora, poi un’ora, lasciandoti stanco e in colpa? Il maladaptive daydreaming, chiamato anche fantasticazione compulsiva o sogno a occhi aperti disfunzionale, descrive proprio un’immersione mentale così intensa da interferire con studio, lavoro, relazioni e riposo. Qui chiarisco come riconoscerlo, cosa lo distingue dal fantasticare normalmente e quali passi concreti possono aiutare.

Quando la fantasia smette di essere una pausa e diventa un ostacolo

  • Non conta solo il tempo: il segnale principale è l’interferenza con la vita quotidiana.
  • Le fantasie sono vivide e ricorrenti, spesso costruite come storie con personaggi, dialoghi e trame.
  • Non è una diagnosi ufficiale autonoma nei principali manuali clinici, quindi un test online non può confermarla.
  • Ansia, depressione, ADHD, disturbi ossessivi e dissociazione possono comparire insieme, ma non sono presenti in tutti i casi.
  • La psicoterapia può aiutare a comprendere i fattori che alimentano il comportamento e a recuperare il controllo.

Che cos’è il sogno a occhi aperti disfunzionale

Fantasticare è una funzione mentale normale. Può aiutare a immaginare il futuro, elaborare emozioni o trovare idee. Diventa problematico quando l’esperienza è compulsiva, molto coinvolgente e difficile da interrompere, soprattutto se sostituisce attività importanti o relazioni reali.

Le scene possono essere estremamente dettagliate e ripetersi per settimane o anni. Alcune persone costruiscono veri e propri universi narrativi, con personaggi ricorrenti, conflitti, dialoghi e una continuità simile a quella di una serie televisiva. Spesso l’immersione viene accompagnata da musica, camminate avanti e indietro, gesti ripetitivi o espressioni del volto.

Non esiste una soglia universale, come “più di due ore al giorno”. In una ricerca condotta su un campione israeliano è stata stimata una prevalenza del 2,5%, ma il dato non può essere trasferito automaticamente alla popolazione italiana. Gli studi disponibili, ancora in crescita, usano campioni e criteri diversi.

Come capire se non si tratta più di semplice fantasia

La distinzione più utile, secondo me, non è chiedersi se le immagini siano strane o creative. La domanda decisiva è un’altra: riesco a scegliere quando iniziare e quando fermarmi? E, soprattutto, che prezzo sto pagando nella vita concreta?

Fantasticazione comune Sogno a occhi aperti disfunzionale
Compare in momenti liberi o poco stimolanti. Occupa tempo anche quando ci sono impegni urgenti.
È piacevole e facilmente interrompibile. È vissuto come un bisogno e fermarsi può provocare irritazione o disagio.
Non compromette in modo significativo la quotidianità. Interferisce con studio, lavoro, sonno, cura personale o relazioni.
Lascia spazio all’interesse per il mondo reale. Il mondo immaginario diventa più attraente della vita di ogni giorno.

Un episodio occasionale durante un viaggio in treno non indica un disturbo. Mi preoccuperei di più davanti a un pattern ripetuto: rimandare sistematicamente compiti, saltare appuntamenti, dormire meno per continuare a fantasticare o provare vergogna senza riuscire a cambiare comportamento.

Le fantasie non equivalgono automaticamente a deliri o allucinazioni. In genere la persona sa che ciò che immagina non sta accadendo nella realtà. Se invece compaiono voci percepite come esterne, convinzioni incrollabili o una perdita del contatto con la realtà, serve una valutazione clinica tempestiva, perché potrebbe esserci un problema diverso.

Quali fattori possono alimentarlo

La causa precisa non è ancora definita. Il comportamento può funzionare come una strategia di regolazione emotiva, cioè un modo rapido per attenuare ansia, solitudine, noia, tristezza o senso di inadeguatezza. La fantasia offre sollievo nell’immediato, ma può rendere più difficile affrontare ciò che accade fuori da essa.

In alcune persone il fenomeno è associato a esperienze traumatiche o a un ambiente relazionale poco sicuro. Questo legame, però, non è universale: avere una storia di trauma non significa sviluppare necessariamente questa difficoltà, così come fantasticare compulsivamente non dimostra da solo l’esistenza di un trauma.

La ricerca segnala anche possibili sovrapposizioni con ADHD, depressione, disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e sintomi dissociativi. Il punto pratico è importante: a volte la persona cerca di spegnere l’ansia attraverso la fantasia, altre volte tenta di compensare difficoltà attentive o emozioni che non sa ancora gestire.

Per questo eviterei spiegazioni troppo semplici come “dipende dalla dipendenza dai social” o “è solo mancanza di volontà”. Musica, isolamento e contenuti narrativi possono diventare inneschi, ma di solito non spiegano da soli perché il comportamento persista.

Che cosa può fare chi si riconosce in questo schema

Il primo passo non è proibire ogni fantasia. Tentare di cancellarla con la forza spesso aumenta la tensione e produce un effetto rimbalzo. È più utile osservare il meccanismo con curiosità e intervenire sui momenti in cui il bisogno diventa più forte.

1. Tenere un diario breve dei momenti critici

Per una settimana annota quando inizi, quanto dura e cosa è successo poco prima. Aggiungi l’emozione dominante, il luogo, l’eventuale musica e ciò che hai rimandato. Bastano poche righe: l’obiettivo non è controllare ogni pensiero, ma riconoscere i collegamenti.

2. Creare un’interruzione graduale

Quando ti accorgi di esserti immerso, usa un timer di 10 o 15 minuti e stabilisci in anticipo il gesto successivo, per esempio bere un bicchiere d’acqua, aprire una finestra o camminare fino a un’altra stanza. Il passaggio concreto aiuta più del semplice ordine mentale “smettila”.

3. Riportare l’attenzione al corpo

Una tecnica di grounding consiste nel nominare lentamente cinque cose che vedi, quattro che senti al tatto, tre suoni, due odori e un sapore. Non è una cura, ma può ridurre l’immersione nel momento presente, soprattutto quando la fantasia funziona come fuga automatica.

Leggi anche: Ansia o pericardite? Distingui i sintomi e agisci subito

4. Proteggere sonno e impegni essenziali

Se il comportamento si intensifica la sera, evita di trasformare il letto nel luogo abituale delle fantasie prolungate. Mantieni orari di sonno regolari e affronta un compito alla volta, iniziando da un’attività di soli 5 minuti. La costanza quotidiana conta più di un controllo perfetto.

Ridurre la musica o altri stimoli può essere utile, ma non deve diventare una punizione. Se una canzone è un innesco molto potente, puoi sospenderla temporaneamente e reintrodurla più avanti, osservando la risposta. L’obiettivo è ampliare la libertà di scelta, non costruire una vita sempre più rigida.

Quando chiedere aiuto e come avviene la valutazione

Parlerei con uno psicologo o uno psichiatra se le fantasie durano spesso ore, impediscono di studiare o lavorare, compromettono le relazioni, disturbano il sonno o generano sofferenza intensa. Anche il fallimento ripetuto dei tentativi di ridurre il comportamento è un motivo sufficiente per chiedere supporto.

Nel 2026 questa condizione non è ancora riconosciuta come diagnosi autonoma nei principali sistemi diagnostici. Un professionista può comunque prendere sul serio il problema, valutare i sintomi e cercare eventuali condizioni associate. La Maladaptive Daydreaming Scale-16 può orientare lo screening, ma non sostituisce un colloquio clinico.

Durante la valutazione è utile descrivere episodi concreti, non soltanto dire “fantastico troppo”. Specifica la frequenza, la durata, i fattori scatenanti, il livello di controllo e l’impatto su sonno, studio, lavoro e relazioni. Se il primo professionista non conosce il termine, questo non significa che la tua esperienza sia irrilevante.

La psicoterapia può concentrarsi sulla regolazione emotiva, sull’ansia, sulle abitudini compulsive, sull’attenzione o su eventuali esperienze traumatiche. La terapia cognitivo-comportamentale è una delle strade utilizzate per lavorare su pensieri, emozioni e comportamenti, mentre i farmaci non hanno un’indicazione specifica per questo fenomeno e vengono eventualmente valutati per altri disturbi presenti.

Diffiderei di chi promette una guarigione rapida o propone una diagnosi basata soltanto su un quiz. Non serve smettere di avere immaginazione: serve fare in modo che la fantasia non decida al posto tuo come usare il tempo e come stare nelle relazioni.

Il confine tra rifugio mentale e vita da recuperare

Il fantasticare può avere una funzione creativa e protettiva, ma quando diventa l’unico luogo in cui sentirsi al sicuro finisce per restringere le possibilità reali. La direzione più utile è lavorare sulla sofferenza che rende quel rifugio indispensabile, senza colpevolizzare la persona per averlo costruito.

Un piccolo monitoraggio, una routine più stabile e un confronto con un professionista possono già trasformare un’esperienza confusa in qualcosa di comprensibile e affrontabile. Se compaiono pensieri di farti del male o di non voler più vivere, non aspettare: contatta il 112 o recati al pronto soccorso. La richiesta d’aiuto non cancella la tua immaginazione, ma può restituirti spazio per vivere anche fuori da essa.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Il criterio principale non è il numero di ore, ma l’interferenza con la vita quotidiana e la difficoltà a scegliere quando iniziare o fermarsi. Diventa più preoccupante se porta a rimandare compiti, saltare appuntamenti, dormire meno o trascurare relazioni e cura personale.

Può essere utile tenere per una settimana un diario breve con durata, emozioni, luogo, musica e attività rimandate. Quando ci si accorge dell’immersione, un timer di 10 o 15 minuti, seguito da un’azione concreta, può facilitare l’interruzione. Anche il grounding con cinque cose viste, quattro percepite al tatto, tre suoni, due odori e un sapore può riportare l’attenzione al presente.

È consigliabile chiedere supporto se le fantasie compromettono spesso studio, lavoro, sonno o relazioni, causano sofferenza intensa o se i tentativi di ridurle falliscono ripetutamente. La Maladaptive Daydreaming Scale-16 può orientare lo screening, ma non conferma una diagnosi e non sostituisce il colloquio clinico.

No. Queste condizioni possono comparire insieme, così come ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e sintomi dissociativi, ma non sono presenti in tutti i casi. Anche una storia di trauma non implica necessariamente lo sviluppo di una fantasticazione compulsiva.

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Autor Marisa Sala
Marisa Sala
Mi chiamo Marisa Sala e ho accumulato 12 anni di esperienza nel campo della psicologia, del benessere e della crescita personale. La mia passione per questi temi è nata da un profondo interesse per il comportamento umano e per le dinamiche che influenzano il nostro benessere psicologico. Mi piace esplorare come le nostre esperienze quotidiane possano influenzare la nostra vita e come possiamo lavorare su noi stessi per raggiungere un equilibrio interiore. Scrivo su vari aspetti legati alla psicologia, cercando di semplificare argomenti complessi per renderli accessibili a tutti. Sono particolarmente attenta a fornire informazioni accurate e aggiornate, confrontando fonti e seguendo le ultime tendenze nel settore. Il mio obiettivo è aiutare i lettori a comprendere meglio se stessi e le sfide che affrontano, offrendo spunti pratici e riflessioni utili per il loro percorso di crescita personale.

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